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A chi, con amore e dedizione, sostiene la Vita

E’ con immensa gioia che voglio condividere con voi la nascita di “Blessed”. Un’opera che, con tutto il cuore, voglio dedicare a chi (oltre a mio marito e ai miei figli) mi ha sostenuta, sia nella luce che nell’oscurità, attraverso una gravidanza difficile e impegnativa, fino al momento del culmine massimo,

ovvero il coronamento del sogno di dare alla luce la mia piccola Maia tra le mura del nostro nido… e che anche dopo, e ancora adesso, è presente come amica, come confidente, come sorella: sto parlando della mia doula. Questa figura per me così preziosa, di cui fino a poco più di un anno e mezzo fa ignoravo l’esistenza.

Io so per certo che nella Vita tutto accade in maniera perfetta e mai per caso; quindi tralascerò i dettagli riguardo al fatto che sulla prima ecografia di Maia mi sia ritrovata (per “sbaglio”) proprio il nome della splendida donna a cui dedico quest’opera, che all’epoca nemmeno conoscevo, ma che poco dopo ho incontrato.

“Cos’è una doula?” ricordo di averle chiesto quando mi raccontò che cosa facesse (anche lei madre di tre figli come all’epoca lo ero io). Una figura che “fa da madre alla madre”… durante la gestazione, nel momento del travaglio e del parto (insieme all’ostetrica) e che segue e fornisce sostegno, di diversa natura, nel periodo del puerperio; questo è quel che ricordo di aver capito allora. Non immaginavo ancora però cosa avrebbe significato per me.

Erano mesi duri quelli: con la pressione che quando era alta sfiorava a malapena i 90, ed io sempre fiacca, con altri 3 figli di cui occuparmi, mio marito spesso al lavoro, mia madre ancora più debole di me, e che pertanto di aiuto poteva darmene poco. C’erano giorni in cui non avevo nemmeno la forza di fare le scale per andare al piano di sopra, tanta era la debolezza. Penso di non aver mai passato in vita mia tanto tempo spiaggiata sul divano, come durante la gravidanza di Maia. E, naturalmente, di certo non in totale serenità: le lavatrici da fare, la roba da stendere, quella da piegare e riporre (grazie a Dio non stiro più da secoli!), la casa da pulire, i pasti da cucinare…. Insomma… riposo forzato per me, incapace di fare anche le cose più semplici, con una montagna di pensieri, di faccende che si ammucchiavano e che prima o poi avrei dovuto fare: ma quando?? E, soprattutto, come?? Mio marito era per il “Ma riposa se ne hai bisogno e lascia indietro il resto” Ehm, si ok, grazie amore… ma prima o poi il resto qualcuno lo dovrà pur fare… oltre a recuperare le montagne di “resto” arretrato.

Mi sentivo sola, impotente, mancante nei confronti della mia famiglia, così come sentivo non ci fosse nessuno con cui parlare, nessuno che potesse capire realmente le mie necessità, oltre che le mie paranoie, un po’ dovute agli ormoni, un po’ alla debolezza, un po’ al fatto che io di default tendo a svalutarmi per molto poco, anche quando faccio tanto…. Figuriamoci quando faccio nulla!

Ecco: fin dalla precedente gravidanza (quella di Teo) custodivo nel cuore il sogno di poter partorire nella mia casa. Teo aveva avuto progetti diversi dai miei per la sua nascita, quindi con lui quel sogno non si era avverato. E, molto onestamente, avevo il timore che la stessa cosa sarebbe accaduta anche con Maia.

Ma la Vita, proprio nel momento in cui ne avevo più bisogno, mi ha fatto dono di lei: di quella figura “che fa da madre alla madre”. Una donna che ha partorito tutti i suoi tre figli in casa, e per di più con la stessa ostetrica che stava seguendo me. Una donna che fin dal nostro primo incontro mi ha fatta sentire compresa, mi ha dato speranza in relazione al mio sogno, ha accolto le mie preoccupazioni, le mie paure e mi ha mostrato quanto quella che definisco un’autentica vocazione, rendesse tutto il mio relazionarmi con lei estremamente semplice e naturale. Una donna con la quale, fin da subito, ho potuto condividere quello che ero, luce ed ombra, quello in cui credevo, la mia storia, le cose più personali ed intime che una persona possa custodire dentro di sé: e questo senza mai, e dico mai, sentirmi giudicata. Ad ogni nostro incontro io mi sentivo fortunata, ed ogni volta arricchita.

Non ha mai parlato di tariffe o di prezzi, fino a quando non sono stata io a chiederlo: ed anche li l’argomento è stato trattato in pochi minuti per tornare poi all’Essenziale.

Ed è da ciò che lei mi ha fatto sentire, e scoprire, che questo dipinto è nato.

Dall’immenso sostegno, sacro, invisibile, rispettoso, silenzioso, perfettamente calibrato, sempre in perfetta sintonia con il mio sentire. “Cos’è che può farti sentire più leggera? Di cosa hai bisogno per sentirti meglio?” Ecco… non importava la risposta: poteva essere “avere il pranzo pronto”, oppure “ sfogarmi per gli scleri legati a qualcuno”, oppure “pulire i vetri, che tra un po’ non ci vedo più attraverso”, oppure un massaggio o semplicemente due chiacchiere sul divano… solo per fare alcuni esempi. Lei, con immenso amore, fiera umiltà e dedizione assoluta riempiva i miei vuoti….  alleggeriva i miei pieni, permettendomi di fare spazio… e mi accompagnava piano piano verso la “meta".

Negli ultimi due anni mi è stato chiesto molto spesso se avessi qualcosa di adatto da regalare ad una doula o ad un’ostetrica: e la mia risposta era “no”. Perché la Vita non mi aveva ancora dato modo di vivere qualcosa di così forte da sentire la necessità di esprimerlo con i pennelli ed i colori. E siccome sono dell’idea che ognuno possa dipingere solo ciò che è e ciò che ha dentro, e sono contro qualsiasi forzatura, è dovuto passare del tempo perché fossi pronta ad affrontare questa sfumatura legata alla gravidanza, alla nascita e alla rinascita, all’essere donna, madre e sorella.

Se avessi dovuto dipingerlo, sotto richiesta (e senza averne fatto esperienza diretta) probabilmente avrei pensato ad una donna incinta abbracciata, o in qualche modo avvolta, da una o due figure femminili. In quest’opera invece, lei è presente nella maniera in cui lo è stata per me, in tutto il suo rispetto e la sua discrezione. Come sostegno dalle fondamenta, come avvolgente accoglienza che protegge, ma senza risultare opprimente: una presenza forte, ferma, tangibile, di cuore, sempre rispettosa ed assolutamente mai, mai invadente.

Ed ecco che finalmente, dopo tanto tempo in cui ho portato quest’immagine nel cuore, “Blessed” è venuta alla luce. Ammetto di averci messo un po’ per scegliere il titolo… ed ammetto anche che, se la spinta alla sua creazione è nata da “Lei”, il titolo è legato a me. Perché è così che, ripensando a ciò che vi sto raccontando, mi sono sentita ed ancora mi sento: benedetta.

 

Mia carissima Doula di Montagna, madre, amica, sorella…

A te, che mi hai accolta nel momento del bisogno, alleggerendomi dei miei pensieri, in ogni modo possibile…

A te, che hai cucinato per me e per tutta la mia famiglia, quando io non avevo le forze, né la voglia…

A te, che non solo mi hai ascoltata, ma che mi hai aperto il tuo cuore, facendomi sentire che ero ok, anche quando pensavo di non esserlo…

A te, che mi hai dato speranza, in relazione al mio sogno di partorire a casa e mi hai resa partecipe delle tue esperienze…

A te che mi hai fatto dono delle tue conoscenze (a 480 gradi) e ti sei sempre dimostrata aperta ad ogni cosa io ti rispondessi, fosse per te conosciuta o meno….

A te, che hai sempre risposto ai miei dubbi ed accolto le mie paure…

A te, che quando io non avevo la forza di fare nulla, sei stata “un’altra me” (ma in forma), senza mai farmi sentire giudicata e senza mai esserti dimostrata scocciata o appesantita.

A te, che hai accettato di entrare a far parte della nostra famiglia… e di rimanerci.

A te, che in punta di piedi mi hai accompagnata verso uno degli appuntamenti più importanti della mia vita…

A te, che mi hai sostenuta, energeticamente per mesi, e fisicamente durante il mio travaglio…

A te, che senza che me ne rendessi conto hai immortalato, in scatti che per me valgono oro, il miracolo della nascita di Maia e della rinascita mia…

A te, che ti sei presa cura di noi, prima, durante e dopo…

A te, che (ad eccezione di papà) sei stata l’unica alla quale ho affidato Maia nei suoi primi otto mesi di vita, per respirare qualche ora e poter “staccare” un po’, sentendomi tranquilla come se la mia cucciola fosse con me.

A te, che per ore hai portato il mio ultimo miracolo in fascia sul tuo cuore, consapevole, come me, di quanto ci sia dietro a quel semplice pezzo di stoffa e di quanto tutto questo significasse per me, e per lei.

Ecco, è proprio a te che “Blessed” è dedicata: un’opera tecnicamente imperfetta, ne sono consapevole, ma che al tempo stesso per me racchiude pienamente e perfettamente ciò che tu, in uno dei momenti più intensi della mia vita, hai significato per me.

Con amore

 

Eleonora

 

 

 

Post Scriptum:

Aggiungo un augurio di cuore a tutte voi, mamme in dolce attesa, perchè possiate ricevere da chi vi assiste, ciò che io ho ricevuto da Lei.

Il fatto che abbia dedicato tutto questo alla mia doula, non significa in alcun modo che questi sentimenti non possano essere condivisi da molte di voi nei confronti di un’ostetrica, o di qualsiasi altra figura…

Supporto, sostegno, comprensione, rispetto, sensibilità, accoglienza, protezione… è anche a qualsiasi “figura” sia in grado di donare tutto questo ad una donna incinta, che quest’opera è indirettamente dedicata…

Alla fine dei conti non è di certo il titolo a “fare la persona”, quanto piuttosto la persona stessa, la sua anima, le sue intenzioni e, naturalmente, l’amore che ci mette e che noi sentiamo.

(Io stessa ho avuto l’immensa fortuna di essere seguita durante il parto da un’ostetrica eccezionale, perfettamente in sintonia con la mia cara doula. Ma a lei dedicherò un dipinto tutto suo… al momento perfetto.)

 

 

 

Comments  

+2 #1 anne kathryn 2016-12-10 07:39
Bellissimo!!

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